Parole in viaggio

600,00

15 disponibili

COD: PIV2019 Categoria:

Descrizione

Due giornate di formazione in aula e 3 giorni in cammino, per acquisire gli strumenti da poter utilizzare da subito per il proprio progetto.

Corso di Scrittura di Viaggio in collaborazione con Claudio Visentin, ideatore della Scuola del Viaggio

2-6 maggio 2019 – Costo di partecipazione Euro 600,00 (Euro 500 per chi si iscrive entro il 28 febbraio 2019)

Impariamo a raccontare i nostri viaggi in una forma più curata e coinvolgente con la Scuola del Viaggio.

Inizieremo con una riflessione d’apertura: come progettare un viaggio interessante, come prendere appunti strada facendo, come rielaborare quanto visto dopo il ritorno a casa.

Poi approfondiremo le diverse forme espressive, dal racconto al reportage, alternando testi e immagini, anche con alcuni divertenti esercizi.

Punti da sviluppare strada facendo e negli incontri serali.

Che cos’è l’Abruzzo?

Vi proponiamo alcune risposte da verificare in cammino. Altre verranno dai camminatori stessi.

  • L’Abruzzo è la regione dei mille viaggi possibili, tutti diversi e ricchi di emozioni.
  • Dove comincia il viaggio in una terra dai confini spesso inafferrabili e misteriosi nella quale i punti di riferimento sono rappresentati da alte montagne che dividono in maniera teatrale altopiani invisibili uno all’altro? La risposta è semplice: dovunque.
  • L’Abruzzo è la regione più verde d’Europa: 3 importanti parchi nazionali -1 parco regionale – 1 area marina protetta tra riserve statali, regionali, siti d’interesse e altre aree protette.
  • Oltre il 30% della sua superficie è tutelata.
  • L’Abruzzo è sulla via per Roma ma per secoli la sua natura impervia lo ha tenuto fuori dai principali itinerari di viaggio del Grand Tour.
  • L’Abruzzo è “un grande produttore di silenzio”. Così uno dei protagonisti della letteratura italiana del novecento, Giorgio Manganelli, con l’intuito del reporter navigato, ha definito questa regione. Il silenzio, bene raro nella nostra epoca multimediale, è in effetti un patrimonio intangibile di questa regione. Un silenzio arcaico, che ospita fruscii vegetali e mormorii dei venti in un contesto geografico fatto di montagne di ogni foggia ed altezza, in cui la pianura finisce per rappresentare quasi un’anomalia. Proprio la montagna è la caratteristica che descrive in maniera definitiva l’Abruzzo: una cosa piatta non può essere veramente abruzzese, aveva scritto lo stesso Manganelli. In Abruzzo le montagne non sono semplici rocce, sono simboli viventi che dialogano con gli uomini. Le due vette più alte, la Majella, la montagna madre, estroversa e giunonica, a cui fa da sponda il Gran Sasso, austero e intellettuale, raramente si perdono di vista, insieme rappresentano la sintesi di una terra apollinea e dionisiaca allo stesso tempo. Ancora oggi che comode autostrade hanno forzato le barriere orografiche e segnato la fine di un secolare isolamento (in poco più di un’ora da Roma si può raggiungere L’Aquila), la sua anima rocciosa è stata solo scalfita e l’Abruzzo conserva inalterato il suo genius loci.
  • Può sembrare una provocazione (vedremo perché), ma in Abruzzo c’è anche il mare.
  • L’Abruzzo è l’esotico più vicino a casa, la terra promessa di tutti i vagabondi del Dharma.
  • L’Abruzzo, oltre che di silenzio, è anche un grande produttore di felicità. E’ una terra che si presta al vagabondaggio e durante il nostro incedere avremo alcuni libri, inseparabili compagni di viaggio per letture serali: Negli Abruzzi di Anne Macdonnel – Il ghiottone errante di Paolo Monelli – Fuga in Italia di Mario Soldati – Racconto del fiume Sangro di Paolo Morelli – Le meraviglie d’Italia di Carlo Emilio Gadda
  • Potremmo perderci negli interstizi della carta stradale raccontando le arterie dell’antica viabilità ancora in uso: la S.S. 5 la Tiburtina Valeria – la S.S. 16 Adriatica – la S.S. 81 Piceno Aprutina – la S.S. 83 Marsicana – la S.S. 80 del Gran Sasso d’Italia – la S.S. 17 dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica – la S.S. 153 della Valle del Tirino – la S.S. 479 Sannite – … e poi i valichi stradali come il Passo delle Capannelle o il Passo Godi.
  • Gli allievi sapranno che il Fucino era un lago sulle sponde occidentali del quale sorgeva la ridente cittadina di Alba Fucens?
  • E la storia del Guerriero di Capestrano e del suo rinvenimento in quella che fu la necropoli di Ofena?
  • E i miti fondativi di Sulmona, Lanciano e Chieti?

Il piacere del cammino

Perché abbiamo riscoperto il cammino? La domanda merita, al netto della retorica di questi anni.

Le migliaia di camminatori che ogni anno riempiono le vie francigene, o quelle per Santiago, sono solo la punta di un iceberg. È vero che un po’ è diventato di moda… si parte anche perché oramai lo fanno tutti, ma poi strada facendo il cammino compie il miracolo: il camminare, obbligandoti all’essenziale, ti trasforma facendoti vedere la tua esistenza da un altro punto di vista… e questo può essere anche molto pericoloso.

Cosa ti manca quando hai tutto? Il tempo! Cammini anche per riappropriarti del tuo tempo…

– Altro argomento sul cammino potrebbe essere introdotto da questa frase di Gesualdo Bufalino “C’è chi viaggia per perdersi, c’è chi viaggia per trovarsi”.

“Ciascuno di noi ha un proprio modo inconfondibile di camminare, di preferire la pianura piuttosto che la montagna, la salita piuttosto che la discesa: l’ascesi o viceversa il desiderio di penetrare nelle regioni sotterranee del mondo o di sé stessi” (Duccio Demetrio)

– Per come la vedo io i camminatori si dividono in sentieristi e asfaltisti.

I primi in genere sono quelli per i quali “camminare è sentire, scoprire, tornare al piacere del corpo in movimento. Se passeggiamo, i nostri sensi annusano l’aria, il cambiamento delle stagioni, percepiamo il suolo, la sabbia, l’acqua sotto i nostri piedi. Li avvertiamo senza la mediazione di pneumatici, di ruote o rotaie: siamo in diretto contatto fisico con le radici e il mistero della terra a noi si fa più vicino” (Duccio Demetrio).

Gli altri camminano per andare da qualche parte, affrontando allo stesso tempo quel viaggio interiore alla scoperta di sé stessi: Chi sono io? L’Ulisse omerico o l’Ulisse dantesco? Sono il pio Enea, sono Don Chisciotte oppure l’Orlando Furioso? Ecco, strada facendo ho la speranza di trovare le risposte.

Non chiedo ricchezze, né speranze, né amore, né un amico che mi comprenda; tutto quello che chiedo è il cielo sopra di me e una strada ai miei piedi. (Robert Louis Stevenson)

Osservare camminando: privilegio del viaggiatore senza fretta

“Chi cammina sa far tesoro del silenzio e trasformare la più semplice esperienza in un’avventura indimenticabile” Erling Kagge, Camminare. Un gesto sovversivo.